Facebook ed attività sotto copertura

E’ apparsa su alcuni giornali, in queste ore, la notizia di due giovani denunziati ad Ospedaletti per atti osceni in luogo pubblico. Determinante, per le indagini, l’utilizzo di Facebook.

Riporto la notizia AGI (http://www.agi.it/genova/notizie/201008041143-cro-rt10111-sesso_in_chiesa_denunciati_una_18enne_e_due_minori)

“Ospedaletti (Imperia), 4 ago. – Facevano sesso in chiesa e riprendevano le loro prestazioni con il videofonino. I carabinieri di Ospedaletti hanno cosi’ denunciato una ragazza di 18 anni e due minori di 15 anni, accusati di atti osceni in luogo pubblico. Teatro della vicenda la chiesa del Cristo Risorto, situata lungo la centralissima Aurelia. Ancora piu’ singolare e’ il modo in cui i carabinieri, diretti dal maresciallo Pierfranco Rivano, sono giunti ad identificare i tre giovani. Dopo aver raccolto alcune indiscrezioni in citta’, il sottufficiale dell’Arma, venuto a conoscenza di uno dei tre nominativi, si e’ subito collegato a Facebook riuscendo, attraverso uno scambio di amicizie, a rintracciare anche le altre due persone. Dopo aver avuto una prima conferma sull’avvocato, anche tramite i messaggi di Facebook, sono scattate le perquisizioni che hanno tolto ogni dubbio: sequestrati i filmati sui telefonici, i tre sono stati denunciati all’autorita’ giudiziaria. (AGI) Cli/ge/Mom”

Leggermente diversa la versionie riportata dal Tg5 online:

“Tramite il social network, infatti, il sottufficiale dell’Arma ha contattato i tre giovani ed ha avuto le prime conferme di quanto “combinavano” in chiesa. Sono quindi scattate le perquisizioni e le conferme definitive del reato commesso”

Ora, come sono state svolte queste indagini sotto copertura? può essere lecito che le forze dell’ordine indaghino su Facebook spacciandosi per comuni utenti?
In Italia, infatti, le indagini sotto copertura sono lecite solo per determinati reati particolarmente gravi.